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Quando mi chiedete cosa voglio...visto da Lei


di DommeOfSpades
21.06.2025    |    1.069    |    10 9.8
Lona è già lì, in ginocchio, nuda. La testa bassa, le spalle tese nell’attesa. La gabbia fallica le stringe il sesso, piccolo, prigioniero. Inutile. La luce calda le accarezza la pelle liscia, lucida, perfetta. Restano ombre di maschile: le spalle larghe, un accenno di muscoli. Ma non c’è più uomo, dentro di lei. Solo silenzio. Solo servizio. Solo la mia sissy. La nostra cosa.
Le sollevo il mento con due dita. I suoi occhi tremano mentre salgono sui miei. «Guardami, Lona. Stasera sarai la nostra. Ti useremo. Ti svuoteremo. E tu godrai nel non poter venire.» Annuisce. Un respiro corto, spezzato. Obbediente.
Comincio a prepararla. Le mani scorrono lente sul seno finto, gonfio. Le calze autoreggenti le abbracciano le cosce, il reggicalze le stringe la vita. Il vestitino da cameriera scivola addosso, nero con dettagli bianchi, ridicolo e umiliante, abbastanza corto da lasciare il culo scoperto. Poi il cappuccio. Lucido, imbottito. Le cancella il volto. Resta solo una bocca. Un orifizio. Uno strumento.
«In cucina. Due calici. L’aperitivo. Prepara il salotto. Io mi vesto. Lui è in arrivo.»
La guardo allontanarsi a quattro zampe, mentre salgo le scale. Tacchi, abito nero, aderente. Nessuna lingerie. Il rossetto scuro accende le mie labbra. Allo specchio, una donna che sa cosa vuole. E come ottenerlo.
Alle otto in punto, il campanello. Lei apre. Lui entra. Lo sguardo affamato, il corpo teso. Mi bacia con urgenza. Le sue mani scivolano subito sotto l’abito, trovano pelle nuda, calore. Sorrido, lo blocco. «Prima ci giochiamo Lona.»
Ridiamo, ci accomodiamo. Il divano ci accoglie. Io al centro, lui accanto. Poco dopo Lona striscia verso di noi col vassoio. Lo posa, si inginocchia in silenzio. «Bocca», dico, senza guardarla. Lei obbedisce. Si infila tra le mie gambe, sollevo l’orlo del vestito. La sua lingua mi esplora, lenta, calda. Il mio respiro si spezza in un gemito breve. Lui guarda, le sue dita si appoggiano sulla mia coscia. I pantaloni gli tirano, la sua eccitazione è evidente.
«Ti eccita guardarla servirmi?», sussurro.
«Mi ecciti tu… mentre la guidi. Ma sì, voglio provarla anch’io.»
Gli accarezzo il viso. «A te.»
Si alza. Si slaccia la cintura. Lona si gira, si inginocchia davanti a lui. Mani dietro la schiena, bocca aperta. Aspetta. Lui mi guarda mentre le entra in gola, lento. Una mano sulla nuca, la guida. Ma quegli occhi… restano su di me. Sempre.
Lona lo prende tutto. Gola aperta, mascella allineata. L’ho addestrata bene. Nessun conato, nessun arretramento. Solo gorgoglii sommessi, saliva che cola, labbra tese.
Resta così. Profondo. Immobile. Respira. Mi guarda.
«Così», mormoro. «Falla lavorare. Portala al limite.»
Lui muove il bacino. Colpi lunghi, calcolati. Ogni affondo è un ordine. Lei accoglie. Lui gode. Io comando.
Poi si inginocchia sul divano, accanto a me. Lona resta lì sotto, la sua bocca lavora ancora. E mentre lui la usa, la sua testa si abbassa tra le mie cosce. Mi lecca con fame. Le dita che mi aprono, la lingua che mi scivola addosso. E Lona sotto di lui che non smette.
Io gemo, mi contorco leggermente. Li sento entrambi. Due corpi al mio servizio. Un triangolo perfetto. Il piacere cresce. Mi inonda. «Sei bellissimo mentre la usi», sussurra lui.
«Siamo bellissimi mentre la usiamo.»
Mi alzo. Lo guardo. È il momento.
Andiamo in camera. Lona ci segue. Io mi distendo con lentezza, lo invito con lo sguardo. Le sue mani, la sua bocca, il suo calore. Mi bacia. Profondo. Intenso. La sua lingua cerca la mia, gioca, si ferma, poi torna. Mi tiene il viso con una mano, l’altra mi accarezza.
Lo desidero. Ma voglio decidere io quanto.
Mi sposto, lo faccio sdraiare. Mi inginocchio tra le sue gambe. Gli sfioro l’interno coscia. Soffio sul glande. Lo guardo negli occhi mentre lo prendo in bocca. Lentamente. Lo gusto. Salgo e scendo. Variazioni sottili, precise. Quando lo sento sul punto… mi fermo.
«Ancora no.»
Poi chiamo.
«Lona, vieni. Aiutami.»
Si avvicina. Le nostre lingue si alternano. Si sfiorano. Due bocche, un solo scopo. Lui geme. Si abbandona.
«Adesso… voglio sentirti dentro.»
Mi stendo. Lui mi raggiunge. Mi entra dentro con forza, con bisogno. Lona ci apre, ci accarezza, ci lecca. Il mio piacere si fa carne. E potere.
«Lona, preparami. Voglio che il mio complice trovi tutto morbido.»
La sua lingua mi penetra. Le sue dita mi aprono. E lui, dietro di me, mi bacia il collo, il seno, mi adora con la bocca.
Mi alzo. Vado al cassetto. Prendo il mio strap-on. Ebano. Ventidue centimetri. Spesso. Realistico. Potente.
Lo indosso. Mi sento invincibile. Lona è già pronta, in posizione. La penetro con forza. Le mie mani sui fianchi. Le mie anche che spingono. Lei geme sotto la maschera. Si lascia fare. Si offre.
E poi lo sento. Il mio complice. Le sue mani su di me. La sua lingua che mi accarezza da dietro. Le sue dita che mi aprono piano. Il suo respiro caldo sulla pelle.
Mi apre. Mi entra. Lento. Profondo. Ogni centimetro è una fitta. Il mio corpo si tende, accoglie, si abbandona.
Io dentro Lona. Lui dentro me.
Un’onda. Un ritmo. Una sinfonia.
E tutto esplode. L’orgasmo mi lacera. Mi attraversa. Trema dentro di me. Io crollo su Lona. Lui su di me. Siamo un corpo unico. Un nodo. Un fuoco.
Poi mi alzo. Cambio. Lui prende Lona da dietro. Con forza. Con fame. Io mi inginocchio davanti a lei. Le porgo il mio strap-on.
«Guarda cos’hai preso, puttanella.»
Lei lo adora. Lo prende. Lo lecca. Lo ingoia. Profondo. Ancora. Ancora.
Io lo guardo. Lui mi guarda. Mi bacia.
Lona è tra noi. Schiacciata. Usata. Felice.
Mi scosto. Lo fisso.
«Vieni dentro di lei.»
Lui geme. Affonda. Si tende. Si svuota.
Lona geme. Sazia. Umiliata. Compiaciuta.
Io sorrido. Perfetto.
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